Manuale ed esame per la patente di elettore consapevole

Pubblicato: febbraio 3, 2014 in attualità

“Non ci vado a votare, ché tanto sono tutti uguali”. “Che poi una volta occupata la poltrona diventano come gli altri”. “Destra e sinistra, tutti ladri”. “Mandiamoli a casa”. “Hanno detto che tagliano le tasse e invece hanno rimesso l’Imu, non voto più”. “Hanno fatto la legge per far entrare gli immigrati e per fare i matrimoni gay, quindi non stanno facendo gli interessi di noi italiani”.

asinoQuanti tra noi, elettori più o meno consapevoli, hanno sentito queste parole negli ultimi anni? Quanti, armati di santa pazienza, si sono accomodati cercando di spiegare che non sono proprio tutti tutti uguali? E quanti di noi passano almeno un’oretta al giorno a leggere i quotidiani e informarsi, quanti sanno con precisione a cosa serve Giorgio Napolitano e che poteri ha, come funziona l’iter di una legge, di chi è la responsabilità se paghiamo una tassa o un’altra? Chi sa chi decide se tagliare i fondi per la scuola o quelli per la salute? In fondo è sempre colpa di Zedda, o qualcun altro ha le sue responsabilità su scuola, strade, trasporti, divieti, diritti civili?

Altra domanda: per guidare un’auto ed evitare quindi di fare disastri in giro e danni al prossimo ci vuole un esame?

Ebbene, se conoscete le risposte a tutte queste domande credo che sarete tutti concordi con me: la tessera elettorale non dovrebbe essere un diritto per nascita basta che hai compiuto 18 anni, ma un privilegio che si conquista dopo avere fatto i compiti e aver dimostrato di aver capito la lezione.

Perché infatti l’ultimo dei cretini che non sa che differenza c’è tra le istituzioni, che non sa che il 16 febbraio si vota per il Consiglio regionale e il Presidente della Regione, che attribuisce tutti i suoi problemi a un’unica imprecisata entità chiamata “Quelli” senza saper distinguere di che potere sono muniti, perché questa persona dovrebbe avere lo stesso diritto a scegliere chi ci governa di un elettore informato e consapevole? Non dico certo che per esprimersi bisogna essere titolati, ma quanto meno si dovrebbe essere consci di quello che si sta scegliendo e informati sul valore di ogni singolo voto. Discorso da snob? E allora? Perché chi passa tempo a leggere programmi elettorali, confrontare, ascoltare e capire dovrebbe avere lo stesso valore di chi va a sentimento perché magari qualcuno gli ha detto che l’amico del cugino del dentista forse è una brava persona e può andare in parlamento o in comune a prendere decisioni? Perché chi crede che “toglieremo l’Imu e un milione di posti di lavoro e domani faremo la Zona Franca e biglietti per il circo gratis” deve potersi esprimere come chi valuta e studia ed è in grado di distinguere la propaganda dalla realtà? Perché chi si disinteressa tutti i giorni nel suo quotidiano di politica ha poi il diritto di scegliere una volta all’anno come se niente fosse? E non parlatemi di quelli che “non hanno potuto studiare”, perchè nel 2014 tutti hanno internet e biblioteche e possibilità di informarsi ovunque, spesso l’ignoranza è solo trascuratezza e pigrizia.

Ecco la mia proposta: studia il manuale, poi sostieni una prova. Se la superi, la tessera elettorale è tua. Secondo me con questo metodo niente più nani e ballerine al prossimo giro.

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commenti
  1. Edovanz ha detto:

    Penso che dovremmo ripartire dalla scuola, come x ogni cosa del resto.. anzi ancor più semplicemente dall’analisi e dall’insegnamento della lingua italiana. Ripartirei da lì. Dal capire il significato delle parole, analizzare il senso di un discorso e saperlo quindi collocare nel contesto preso in analisi. Basterebbe questo. Le persone, terminate le scuole “dell’obbligo”, dovrebbero saper distinguere, non solo i contenuti di un discorso/proposta/programma/ecc.., ma anche saper cogliere “da che pulpito” proviene tal contenuto. Tutti, a 17 anni, dovremmo aver nozioni sulla politica, sulla società, il viver civico e l’etica. La scuola stessa dovrebbe vidimare la nostra tessera, non solo di elettore, ma di cittadino civile. Proprio perchè per tutti è sia un diritto che un dovere partecipare alle dinamiche che reggono una società. Credo che, come al solito, serva a poco aggiungere rattoppi la dove è l’intera struttura a dover esser sostituita. Io ripartirei dalla scuola..
    Edo

  2. Alessio Schreiber ha detto:

    Perché l’ultimo dei cretini è figlio della stessa società che ha partorito me e te. Perché se in Italia prevalgono (e chiaramente sarebbe da dimostrare) idiozia e assenza di spirito critico è diretta responsabilità di quell’intellighenzia che avrebbe dovuto contribuire in maniera attiva al radicamento di una sana coscienza civica. Ogni scempiaggine, fascismo, fanatismo è il prodotto di una cultura che sceglie il subordine. L’idiozia è colpa mia! Non possiamo porre l'”intercessio” a chi non riteniamo titolato al voto.
    Prima dell’esame della patente esiste chi ti prepara a prenderla 🙂

  3. laura ha detto:

    senza dubbio la delusione in me è presente, ma quanto si è lottato per avere diritto al voto ? chi è nato trovando naturale poter scegliere non può capire. io nonostante le mie delusioni, continuerò a votare. non so, forse fa parte del mio bagaglio culturale , forse perchè ,come Gramsci odio gli indifferenti. capisco il malcontento, a volte son tentata anche io. ma è un diritto e non lo voglio buttare all’aria. ma poi voterò anche per andar contro alle ultime tendenze in cui tutto, ma proprio tuuto è un cazzo di complotto!! che palle sta gente!

  4. Roberto ha detto:

    Secondo me non è un discorso da snob, ma un discorso da simil-fascisti. Perché anche gli ignoranti dovrebbero votare? Perché siamo in una democrazia, e così funziona. Provate a pensare a tutte le miriade di situazioni nelle quali qualcuno non fosse nella condizione di passare questo test. Si creerebbe una “””élite””” con un forte potere politico. E ci siamo già passati. La soluzione non è sicuramente quella antidemocratica di togliere il voto a chi secondo voi non lo merita, ma di lavorare sulla diffusione della cultura e dell’educazione civica.

    • francescamulas ha detto:

      non parlo di “meriti” o di selezione, mi chiedo solo perchè chi è disinteressato totalmente di quanto succede attorno a sé dovrebbe avere il diritto poi di scegliere da chi farsi governare.

      • Alessio Schreiber ha detto:

        Fra, io mi domanderei piuttosto di cosa è figlio quel disinteresse. Pensi sul serio che pervasività di connessioni internet e overload 2.0 siano sufficienti a creare una cittadinanza attiva e consapevole? Ricordo con chiarezza un momento, durante un’incontro teso ad analizzare le problematiche del Sulcis, in cui la discussione fu interrotta perché, fra i punti all’ordine del giorno, era previsto un intervento sulle scie chimiche (non scherzo – c’erano padri di famiglia ai quali da un giorno all’altro sarebbe scaduta la cassa integrazione, e qualcuno ha ritenuto intelligente inserire un intervento sulle scie chimiche). La quantità incredibile di informazioni è uno strumento (così come la semplicità d’accesso), ma la capacità di utilizzarle, quelle informazioni, deve essere costruita (non la meno con l’etimo di cultura, ma insomma, ci siamo capiti). La tua provocazione pone però l’accento su di un fatto: le elezioni sono il momento attraverso il quale programmiamo il futuro, non scattiamo una foto sul passato. Ecco perché occorre adoperarsi un pochino tutti affinché ogni anno, elezione per elezione, siano sempre più manifesti gli interessi di chi a questo paese crede (pensiamo anche al valore di serie opposizioni – vedi il caso sardo e un centro sinistra assolutamente incapace di fare sana opposizione all’inettitudine di Cappellacci e compagnia).

      • francescamulas ha detto:

        d’accordo con te su tutto, la mia era giustamente una provocazione. Non possiamo credere che le persone si interessino di politica quando la scuola stessa non educa i bambini al rispetto della società civile e non insegna più educazione civica. Credo però che responsabilizzare un pochino di più gli elettori serva anche ad evitare, se pure in minima parte, le promesse facili e la cessione del proprio voto in cambio di un piatto di lenticchie.

  5. arrevexio ha detto:

    Sono perplesso e combattuto sulla questione. Mi rendo conto che la regola base della democrazia è “tutti uguali” e che questa è una conquista. Davanti però alla aberrante ignoranza che dilaga ma soprattutto al menefreghismo e al qualunquismo sulla questione voto e relativa infromazione mi verrebbe da dire che no, possiamo avere diritti civili giustamente uguali per tutti ma che se non si ha una competenza tale da affrontare con consapevolezza il voto allora non lo si dovrebbe avere tra i diritti fondamentali. Certo questo suona fascio, anche se sono di tutt’altra parrocchia. E allora mi chiedo come si possa risolvere questo problema frutto di/specchio di una società interessata solo al trash. ma è domanda priva di risposta dato che nessun paese produrrà cittadini civilizzati quando azzera le scuole, privatizza le università, livella la cultura. Risultato? L’Elite, politicizzata o no, ci sarà sempre e la gente comune continuerà ad essere qualunquista e a occuparsi di cosa succede da Maria de Filippi o al calciomercato. Questa è l’Italia e noi che cerchiamo di informarci continueremo a interrogarci sui limiti di una democrazia livellata verso lo sprofondo sociale.

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