Manifestazioni, manganelli e giacche blu: in Italia il dissenso è invisibile

Pubblicato: aprile 14, 2014 in attualità, Uncategorized
Tag:, , , ,

La notizia è questa: sabato 12 aprile migliaia di persone sono scese in piazza a Roma per protestare contro il governo Renzi e le sue politiche di austerità e lavoro. Alla manifestazione hanno preso parte collettivi, comitati, associazioni, centri sociali e tantissimi ragazzi e studenti. Un gruppo di loro si è staccato dal corteo e ha deviato dal percorso autorizzato, direzione Ministero del Lavoro. Com’era ovvio, i “dissidenti” sono stati fermati, contro di loro la solita carica delle forze dell’ordine armati di lacrimogeni, manganelli, caschi e scudi. Nulla da dire, il percorso era stabilito, se ti discosti con bastoni e pietre è normale che la polizia ti fermi.

Nello stesso momento a poche ore da Roma, precisamente Torino, il premier Renzi celebrava l’inizio della campagna elettorale in vista delle prossime elezioni europee (e non solo). Strette di mano, slogan, sorrisi, candidature, comizi.

Lì a Roma un popolo di scontenti che chiedono diritti, giustizia, equità; qui a Torino si parla di job acts, riforme costituzionali, bicameralismo, semestre europeo. La domanda: come fa un governo che dice di essere giovane e riformista, che sostiene il cambiamento e la crescita, a ignorare completamente quello che succede sotto casa? Tutta questa distanza dalle piazze, dalle rivendicazioni delle persone comuni (non quattro estremisti dei centri sociali ma studenti, famiglie, ragazzi, lavoratori) è proprio necessaria? E’ giusto ignorare le richieste legittime che si manifestano con cortei a cui partecipano migliaia di persone? E qual è il momento preciso in cui in Italia è nata la frattura tra politica sbandierata nei palacongressi o nelle conferenze stampa e quella fatta dalle persone in strada? Partecipazione vuol dire solo rispondere a un tweet e solo con il tag giusto, o non dovrebbe essere piuttosto cercare di capire se la gente sta bene ed è contenta? Signor Renzi, non sarà il momento di ascoltare anche gli altri, di tanto in tanto?  O siete troppo convinti che in piazza scendono solo i teppisti dissidenti violenti coi bastoni che vogliono solo fare casino?manifestazione-roma-324x230

E oggi arriva la risposta: su Corriere della Sera c’è un articolo a firma Pierluigi Battista, questo l’incipit: “si sono messi i giubbini blu, per il cambio di stagione della guerriglia urbana. Fino a ieri portavano il nero: i black bloc. Ma da ieri si impone il blu: i blu bloc (o anche in versione sofisticatissima: blue bloc). La violenza seducente, charmant, attraente. Dicono di ribellarsi al dominio dell’immagine, ma ne sono figli, anche molto abili. Un tempo a organizzare la piazza c’erano i servizi d’ordine. Oggi, dietro le quinte, si muove forse un team di coreografi? “

Questo commento stupido, superficiale e qualunquista sui manifestanti pubblicato da uno dei più importanti quotidiani nazionali ha dato una risposta a tutte le mie domande. Finchè non si prenderanno sul serio le manifestazioni delle persone comuni e soprattutto dei più giovani (“il futuro del nostro paese”, amano dire) non andremo da nessuna parte. Nei salotti si parla di job acts, in strada si schivano petardi e manganelli. L’Italia è un paese per vecchi e c’è chi lavora per non cambiarlo di una virgola.

 

Annunci
commenti
  1. arrevexio ha detto:

    In un parlamento che accoglie semplicemente nuovi cialtroni affabulatori pieni di boria non c’è posto per la strada, per i bisogni della gente e per le riforme che realmente incidono sulla vita delle persone. O meglio, il posto c’è e si colloca nei vacui ed inutili discorsi programmatici per riempirsi la bocca e tentare di mantenere una parvenza di decenza davanti ai capi stranieri “i giovani sono la nostra risorsa”, “la cultura italiana è l’eccellenza”. Frasi buttate come briciole ai piccioni di un parco ma che non ingannano nessuno, e infatti di questo governo nessuno è entusiasta. Io almeno non lo ho votato perchè gente come questa non mi frega, ogni frase uscita dalla bocca del premier trasuda buonismo inapplicabile, finto giovane, falsamente empatico. E non dimentichiamoci frasi come “fare fuori i cinquantenni cosi i giovani trovano lavoro”, perchè sono ancora più agghiaccianti. Forse 50 anni di esperienza non sono importanti? Forse per avere diritto al lavoro bisogna essere per forza ggggiovani? Ma per favore, in Italia si dovrebbero imparare la grammatica italiana, la storia e la storia dell’arte, l’educazione civica e soprattutto si dovrebbe imparare una parola nuova inesistente nel nostro vocabolario MERITOCRAZIA perchè il lavoro è un diritto ma svolgerlo con competenza è un dovere. Ma questo porterebbe il discorso politico tragicamente vicino alla gente, che orrore…non sia mai…meglio blaterare vaniloqui pseudo lungimiranti dai palchi europei che rendersi conto che i pasti forniti dalla caritas sono triplicati o che nelle piazze continuano le manifestazioni pacifiche di chi non ce la fa e si ritrova a fornteggiare le manganellate come risposta. Sull’articolo uscito sul corriere invece non vale neanche la pena commentare, è semplicemente penoso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...