I Bronzi di Riace e i Giganti di Monti Prama: il guadagno è nei biglietti staccati al museo?

Pubblicato: agosto 2, 2014 in arte
Tag:, , , ,

Circolava qualche giorno fa sulla stampa una notizia “allarmante”: un anno dopo che i Bronzi di Riace sono stati collocati nel nuovissimo museo a loro dedicato a Reggio Calabra, i due colossi incassano “solo” 850 euro al giorno. Le parole dei giornalisti hanno un tono scandalizzato: incredibile, un’opera tanto costosa come il recupero, il restauro, la costruzione della casa dei Bronzi (solo il museo è costato circa 20 milioni) ha fruttato alla fine dei conti quasi una miseria. Una vergogna che in tempi di crisi un bene archeologico per cui abbiamo speso tanto ci faccia guadagnare meno di mille euro al giorno.

Puntuale arriva la sparata del solito genio di turno: Vittorio Sgarbi propone di portarli all’Expò di Milano, lì si metteranno in bella mostra davanti a tutto il mondo, altro che i “padiglioni merdosi” dove sono custoditi oggi (parole sue).

Non commenterò la proposta oscena di Sgarbi, anche perché è la stessa oscenità che qualche sardo ha avanzato riguardo alle nostre statue nuragiche dei Giganti di Monti Prama. Quello che mi fa salire il crimine, come si usa dire da queste parti, è che ultimamente si parla di beni culturali solo come fonte di incassi, come numeri di biglietti staccati, come statistiche da un tot al giorno. Per non parlare del continuo quanto inutile confronto con gli altri: in Francia sì che li sanno valorizzare i loro tesori, il Louvre sì che incassa, e Londra poi non ne parliamo.

I Bronzi hanno un destino simile a quello dei nostri Giganti: nascosti sott’acqua (sotto terra) per millenni, recuperati e sistemati con un restauro travagliato (e costosissimo), oggi finalmente restituiti al pubblico. I Bronzi in Calabria, i Giganti in Sardegna: terre decisamente fuori dai flussi turistici internazionali, dato che non siamo di certo invasi dalle orde di giapponesi o americani ricchi in fila davanti al nostro Museo Archeologico di Cagliari. Certo, poi c’è tutta la questione della comunicazione e del marketing, ma quella è un’altra parte della storia.

monteprama-300x336   E quindi anche i Giganti tra qualche anno saranno “colpevoli” di guadagnare una miseria? Passata l’onda dell’entusiasmo quanto ci faranno intascare le misere statue in pietra? C’era bisogno di spendere tanti soldi per rimettere a posto i cinquemila frammenti? Sarà proprio indispensabile investire ancora centinaia di migliaia di euro per nuovi scavi a Monti Prama? Arriverà anche allora il genio di turno che ci dirà di portarli da un’altra parte, così almeno il numero dei biglietti staccati potrà ammortizzare la spesa?

Chi ancora si allarma per gli 850 euro incassati dal museo in un giorno dovrebbe riflettere sui concetti di bene identitario, di cultura, di valore. La cultura e il turismo non sono sinonimi, viaggiano paralleli ma non sono la stessa cosa. Il valore di un bene archeologico non sta nei ticket staccati.

Annunci
commenti
  1. giuliano santus ha detto:

    Non si capisce perché la cultura non debba anche essere produttiva . Nè è comprensibile il perché le opere d’arte non possano e non debbano viaggiare . Nei nostri musei , in Sardegna , ospitiamo ogni anno mostre temporanee con sculture , quadri e altro provenienti da collezioni italiane e straniere . Anni fa , la Pietà di Michelangelo andò negli USA . L’importante è che ci siano le garanzie dovute , che il meccanismo sia quello degli scambi , che si cerchino ribalte adeguate . Se no è localismo sterile , senza alcuna altra motivazione che la superbia affiancata da una prepotente ignoranza .
    Le opere d’arte viaggiano in tutto il mondo e fra tutti i musei . Perché non entrare in questo circuito culturale , produttivo e di grande soddisfazione per tutti ?

    • francescamulas ha detto:

      La cultura non deve essere produttiva? certo che deve, ci mancherebbe: solo a volte si confonde l’arricchimento e la produttività con il numero dei biglietti staccati e del guadagno quotidiano. Sono favorevole al marketing sui beni culturali, se questo può aiutare le casse dei musei, solo che non trovo utile a nessuno questo scandalizzarsi sui magri guadagni economici, tanto più che Reggio Calabria e Cagliari e Cabras non sono certo Venezia.
      Riguardo al viaggiare credo che non sia per ora una priorità: le statue di Riace e allo stesso modo quelle sarde vengono da un lungo restauro, è proprio necessario imbarcarle e far affrontare loro un rischioso e lungo trasloco? Non abbiamo oggi mezzi adeguati per far ammirare le sculture anche senza metterle a rischio? abbiamo internet, simulazioni digitali, software evoluti e la possibilità anche di creare copie fedeli, che bisogno c’è di spostare gli originali proprio adesso? Muovere un dipinto, per quanto prezioso e delicato, non è come imballare una pesantissima scultura in arenaria. Si lavori sulla comunicazione e promozione, sulla divulgazione degli studi, sui siti web di museo e soprintendenze, su incontri e conferenze. E’ normale progettare che una delle statue di Monti Prama vada al Quirinale o all’Expo’ “per promuovere il nostro patrimonio” quando il Museo Archeologico di Cagliari e la Soprintendenza Archeologica non hanno neanche un ufficio stampa?

      • Giuliano Santus ha detto:

        Ribadisco . In tutto il mondo le opere d’arte viaggiano . E continuano a farlo anche in epoca internet . E’ evidente che il pubblico ha bisogno di vedere l’originale – anche emotivamente- e non una copia , per quanto ben fatta . E gli originali viaggiavano anche nell’antichità . I bronzi furono trovati in fondo al mare , perché affondati con la loro nave durante un viaggio di trasferimento . Quando gli artisti si spostavano poco e preferivano spedire le loro opere , anche solo come “prova d’artista” D’altra parte , oggi con lo scambio , c’ è una garanzia in più per tutti . Quanto alle statue di Mont’e Prama – che seguo dal 1975 – hanno una resistenza abbastanza consolidata da affrontare un viaggio in nave , in contenitori con imballaggi fabbricati su misura . Non c ‘ è niente di strano o di pericoloso : viaggiano le uova senza rompersi , possono viaggiare senza danni le opere d’arte . Con imballaggi adeguati , intendo. Quanto agli uffici stampa ne ho un concetto che dipende esclusivamente dalla preparazione culturale sul servizio da prestare . Anche oggi , il criterio principe per entrare in un ufficio stampa è la “disoccupazione” . E’ poco o quasi niente . Nessuno assumerebbe un medico con titolo preferenziale perchè disoccupato . Come poco o quasi niente sono le oltre 120 mila lauree in informazione/giornalismo per avere l’accesso alla professione . Basta guardare i piani di studio per rendersene conto . E poi leggere interventi di chi pensa che un ufficio stampa sia quello dove si confezionano comunicati . Quanto a Cabras è il secondo sito più visitato in Sardegna , dopo Caprera . Se si vuole far crescere la nostra regione , questi numeri devono aumentare e di parecchio . Senza né pretese localistiche né quella che qualcuno chiama la necrofilia archeologica .

      • francescamulas ha detto:

        Caro Giuliano, sul pubblico che avrebbe bisogno di vedere gli originali lontano dal loro contesto ho la mia opinione, senza la pretesa che sia giusta o sbagliata credo che sia molto più affascinante vedere un Van Gogh dentro il suo museo di Amsterdam circondato da tutto il resto piuttosto che il quadro superstar prestato a Roma, e per un reperto archeologico il fascino è ancora più grande se il pezzo è inquadrato e inserito nel suo contesto. Le opere d’arte hanno sempre viaggiato, certo, ma ho i miei dubbi sull’utilità di uno dei Giganti al Quirinale o un Bronzo di Reggio dentro uno dei capannoni dell’Expò di Milano. Maggiore promozione? Non credo che arriverebbero più turisti in Sardegna per il solo fatto di aver visto una statua a Roma o Milano.
        Quanto al discorso sull’ufficio stampa non mi è chiaro cosa intendi: disoccupazione come criterio per entrarci? Non mi risulta, per fare l’addetto stampa occorre l’iscrizione all’albo dei giornalisti, non è neanche indispensabile la laurea in informazione/giornalismo. Che io sappia non hanno mai bandito un concorso o un bando per addetti stampa per musei sardi, e neppure in Soprintendenza. Parliamo di promozione dei nostri beni quando gli stessi istituti che dovrebbero autopromuoversi non sono in grado neanche di mandare una nota stampa? Quindi la statua, tolta dal suo contesto, dovrebbe solo lasciar parlare la sua immagine senza un giusto apparato di comunicazione che a oggi non esiste? Ti invito a visitare il sito web della Soprintendenza archeologica di Cagliari e Oristano e quello del Museo archeologico cagliaritano, poi mi dici se uno dei Giganti all’Expò è davvero indispensabile.

      • Giuliano Santus ha detto:

        Mi pare di capire che tu non sappia che i giganti di Mont’e Prama hanno girato un po’ , prima di essere scoperti da chi , per circa 25 anni , non li aveva visti benché fossero esposti con pannelli e descrizioni storico-archeologiche nella cittadella dei musei . La gente andava a vederli solo dopo i servizi in tv , fatti con chi sapeva e spiegava . Poi sono arrivati i soldi della regione , la lite tra Cabras – che esigeva le statue – e il ministero che non voleva concedergliele . Su questo litigio – ancora in corso – e sulla decisione di continuare a far viaggiare le statue – si è innescata una polemica che ha fatto scoppiare localismi il cui senso culturale è ancora tutto da scoprire . L’unica proposta sensata la fece , a suo tempo Raimondo ( Momo ) Zucca , docente all’università di Sassari e alla sede gemmata di Oristano . “Facciamo una ricostruzione filologica del sito dove le statue erano collocate e così spieghiamo , visivamente , cosa sono e cos’erano” . I musei non sono il contesto naturale delle statue . Sono sale espositive più o meno belle . Il sito di contesto è solo quello del ritrovamento archeologico . Daniele Manacorda sta tenendo una serie di lezioni sull’uso dell’arte e dell’archeologia . E’ a lui che devo la definizione di ” necrofili dell’archeologia ” . Di chi pensa di essere proprietario dell’antichità , solo perché è stata scavata vicino a casa propria . C’è un modo per far vivere e rivivere le statue e le opere d’arte . E non è necessariamente dentro un museo . Antonio Paolucci , che dirige i musei vaticani , lo spiega da anni . Poi , ognuno ha le sue idee . Quanto agli uffici stampa , c’ è poco da capire . A cominciare dalla lettura dei comunicati . Essere iscritti all’albo – lo sono dal 1974 – non da né competenza né cultura . Dice solo che si fa parte di un ordine professionale . Competenza e cultura sono altro . Li si raggiunge provvisoriamente , studiando e facendo ricerca ogni giorno , frequentando gli archivi . Senza soluzioni di continuità . Oggi , per entrare in una amministrazione pubblica è richiesta la laurea . Che garantisce ben poco . Tanto che gli uffici stampa stanno cambiando nome . Quando possono non assumono più giornalisti ma persone colte . Che possono anche essere giornalisti . Le oltre 120 mila lauree rilasciate “in giornalismo” dalle università italiane , si sono rivelate solo una fabbrica concentrata di illusioni e disoccupazione . E qualche volta di rivendicazioni senza costrutto né basi . Con liti irrisolvibili con la grammatica e la sintassi . Per non dire del resto .

      • francescamulas ha detto:

        “Mi pare di capire che tu non sappia…” e da dove lo capiresti, di grazia? Intuito? Immaginazione? Sono laureata in archeologia preistorica e specialista in archeologia, i giganti li conosco da un bel po’ di annetti, ben prima della “scoperta” da parte della stampa. E a proposito di titoli, forse essendo anche io giornalista potrei essere pure competente in fatto di comunicazione di beni culturali e come me tante altre persone esperte in una cosa e nell’altra. Un concorso eventuale per creare un ufficio stampa che parli a tutti di quello che fa la Soprintendenza o che racconti un museo non dovrebbe cercare necessariamente chi ha i titoli (iscrizione all’albo o laurea in comunicazione), ma piuttosto persone che hanno esperienza in entrambi i campi, scrittura e storia. Mi sa che siamo d’accordo su questo almeno.

        Quanto al contesto di esposizione non ho mai detto che quello giusto è il museo di Cagliari o quello di Cabras, mi riferivo al contesto culturale: una statua isolata al Quirinale, da sola, probabilmente in una sala Ottocentesca circondata da lampadari di cristallo e tappeti pregiati non sta nel suo “ambiente”, che è invece il corpus delle altre statue e di quanto è venuto fuori a Monti Prama. L’esigenza di esporle in un museo è funzionale alla fruibilità da parte del pubblico e alla loro conservazione, non certo a sterili localismi o peggio ancora beghe tra comuni. E’ ovvio che le statue non possono essere lasciate nel contesto naturale (una collina in mezzo al nulla, senza recinzioni e custodia) e l’esposizione nel museo è il modo migliore per garantire conservazione e visibilità. Ribadisco che per promuovere la conoscenza di queste statue (e di tutto il patrimonio culturale-storico sardo) si deve pensare prima a promuoverlo nel migliore dei modi, poi si può anche pensare a un prestito. Il Museo cagliaritano ha un sito web che fa pietà, senza descrizione delle collezioni, senza immagini, senza traduzione in inglese. Manderemo una statua all’Expò, poi il mondo vorrà conoscere di più e andrà a cercare notizie sul resto delle statue, e noi faremo vedere un sito del genere?

        Ecco le prime righe sul sito internet del Museo Archeologico di Cagliari riguardo al “Sistema Museale Monti Prama”: “La Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano collabora con la Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna, alla realizzazione del Progetto “BC2 – Beni Culturali Beni Comuni. Un approccio partecipativo alla valorizzazione. Il Sistema Museale per Mont’e Prama”. Il progetto – realizzato con il supporto tecnico di un’Associazione Temporanea di Imprese composta da Poliste srl, Interforum srl e CLES srl – si sviluppa fra aprile 2012 e marzo 2013 e interessa principalmente tre territori della Sardegna: Cabras, Cagliari e Sassari”. Il resto non aggiunge molto ed è aggiornato a oltre un anno fa.

        Dove vogliamo andare?

      • Giuliano Santus ha detto:

        Credo che non sia una gara a chi li conosce da più tempo . Posso solo dire che , nel 1975 , quando scavava Alessandro Bedini , io c’ero e ne scrivevo su Tuttoquotidiano . Da allora non ho smesso di seguire quelle sculture. L’ho fatto per la Rai , in ambito regionale , nazionale e sulle reti satellitari. Ho seguito anche la rissa invereconda che si è scatenata attorno . Cacciata di Bedini compresa . Cacciato per far posto a qualcuno senza merito . Poi ho seguito le trasferte nazionali e internazionali di una parte delle statue . Quando ancora non erano famose , ma temute dagli specialisti . Che tacevano . Come tacquero a Venezia in occasione della mostra sui Fenici , al palazzo reale di Milano , a Castel Sant’Angelo a Roma e via discorrendo . Come tacquero quando il direttore generale del ministero voleva esporli nelle Scuderie del Quirinale , insieme con l’esercito di terracotta cinese . Come tacquero quando l’Italia scelse i giganti di mont’e Prama per rappresentare l’arte e la storia del nostro Paese in occasione delle olimpiadi Atene . Anche allora non se ne fece niente , grazie , appunto alla cultura dei necrofili dell’architettura .Come certamente sai le esposizioni le allestiscono gli scenografi : non i giornalisti e neppure gli archeologi . Che fanno un mestiere diverso . Per portarli al Quirinale o altrove , basta allestire un ambiente adatto . Ci sono in Italia e all’estero persone che sanno farlo . Perché hanno la cultura per farlo . Qualcosa cambierà , immagino , con la nuova legge sui beni artistici . Che toglierà ai necrofili , appunto , il monopolio del sì e del no a tutto e a tutti . Spero che si ritrovi lo spirito che ha animato Antonietta Boninu nel restauro – che ho seguito da vicino – e nella predisposizione di quelle casse da imballaggio per il trasporto dei vari tipi di scultura . E che , chissà perché , non sono state utilizzate per il trasferimento di alcune statue a Cabras ; dove sono arrivate imbragate alla meno peggio , all’aperto , sul cassone di un camion . Con la supervisione di un archeologo . Sono – l’avrai capito – fra quelli che ritengono non ci debbano essere monopolizzatori della cultura . Mi piaceva e mi piace la proposta di Momo Zucca . Che non è scemo e non pensava di abbandonare le statue in aperta campagna . Certo , molto meglio tenere le sculture a casa propria , senza farlo sapere ad altri che a ristretti circoli di sapienti . Sperare che , in giro per il mondo , senza testimonianza concreta alcuna , tutti decidano di precipitarsi in Sardegna a vedere i reperti di mont’e Prama . Mentre i concorrenti – siano Fidia o Michelangelo gli autori – viaggiano nel mondo civile . Quello lontano da ideologismi legati solo ad un localismo piccino e sterile . Quanto agli uffici stampa ribadisco quello che ho scritto . Sono strutture vecchie e superate . Piene di sedicenti onniscenti che spesso hanno problemi con grammatica , sintassi , stilistica , storia . A cominciare da quella della Sardegna . Troppa gente è convinta che il mondo sia nato e finisca con lei . Con queste idee la Sardegna continuerà ad essere isolata . Culturalmente prima che economicamente . Per questo i nostri giovani se ne stanno andando . Ringraziamo i necrofili della cultura . Anzi , facciamo così : nella soprintendenza regionale facciamoci un bell’appartamento e mettiamoli a vivere lì . Sai che fortuna trovarli tutti insieme e poterli vedere in faccia !

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...