A volte ritornano: Il Betile, museo del nulla progettato per Cagliari

Pubblicato: febbraio 14, 2015 in Uncategorized

“Il progetto del Betile deve risorgere”. A rispolverare l’idea del futuristico museo sul fronte mare cagliaritano è Nicola Montaldo, segretario del Pd cittadino, in un’intervista rilasciata sull’Unione Sarda di oggi. Sono passati dieci anni da quando la Regione Sardegna allora guidata da Renato Soru pubblicava il bando per la creazione di un “Museo regionale dell’arte nuragica e dell’arte contemporanea del Mediterraneo a Cagliari”: chiamata internazionale a cui risposero alcuni dei più famosi architetti al mondo, a vincere fu l’idea di Zaha Hadid che ottenne l’incarico di progettare il piano definitivo.

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Settecento mila euro il costo di questa operazione, come scrive Pietro Picciau nella sua intervista a Montaldo. I quaranta milioni utili per tirare su il museo invece non sono mai stati spesi, dato che la giunta regionale del dopo Soru ha accantonato il progetto e anche il Comune di Cagliari non ne ha voluto sapere. E così l’idea di un museo-nuvola firmato da un’archi-star è finito nel dimenticatoio, salvo poi venire periodicamente risuscitato con varie motivazioni: “Innegabile sul piano del rafforzamento dell’immagine di città turistica”, sostiene oggi Nicola Montaldo; “Costituirebbe una delle quattro o cinque attrattive che una città come la nostra dovrebbe avere per catturare l’attenzione di quote significative di turismo”, secondo Francesco Ballero, presidente della commissione Bilancio al comune di Cagliari.

Turismo, attrazione internazionale, archi-star: se il progetto del Betile è oggi di fatto chiuso dentro un cassetto sono sono in tanti a essere comunque convinti della sua utilità come strumento per avere turisti da tutto il mondo.
E però in pochi, pochissimi, si sono chiesti a che serve. Ok l’architettura futuristica, l’impatto sullo skyline cagliaritano, il paragone con il museo di Bilbao, ma cosa ci mettiamo dentro? “L’arte nuragica e l’arte contemporanea”, diceva Renato Soru, “L’arte moderna”, per Nicola Montaldo. Si, ma l’arte non è un’entità astratta, è fatta di pezzi e collezioni. E dunque? Dovremo forse togliere i pezzi già esposti dentro i musei sardi? Una grande sezione di arte nuragica si può vedere al Museo Archeologico Cagliaritano, in quello sassarese e in altri spazi isolani, mentre l’arte contemporanea ce l’abbiamo in esposizione permanente alla Galleria Comunale di Cagliari, al Man di Nuoro, ci sono le belle collezioni di Maria Lai e Francesco Ciusa nei musei a loro dedicati. E quindi Soru, Montaldo e gli altri innamorati del Betile pensano di svuotare i musei isolani per riempire una struttura che per ora è solo sulla carta? Queste persone trascurano ‘dettagli’ come la storia delle collezioni, il contesto storico-archeologico-artistico, l’importanza che singoli reperti e opere possono avere per piccoli comuni e grandi città. Certo, sui musei del territorio c’è ancora tanto da fare e lo stesso Archeologico di Cagliari è vecchio e antiquato, ma allora perchè non spalmiamo questi quaranta milioni che servirebbero per costruire dal nulla il Betile e sistemiamo allestimenti e strutture in tutta l’isola? Ha senso, in questo momento storico, una spesa così imponente per costruire un contenitore vuoto, quando i presidi della cultura sul territorio fanno fatica a tenersi in piedi?
Mi viene in mente una sola risposta: volere a tutti i costi una struttura fantastica firmata da una celebrità della architettura, pur non avendo nulla da metterci dentro e con il solo obiettivo di farci ammirare da tutto il mondo si chiama povertà culturale. L’identità artistica non si ha bisogno di essere costruita a tavolino alla modica cifra di quaranta milioni di euro.

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commenti
  1. Marco ha detto:

    La collezione di un museo può nascere in tanti modi: lasciti, donazioni, comodati oppure (perché no?) prestiti da altre collezioni e dai depositi. Ma il vero patrimonio del museo è il suo pubblico, ciò che conta è saper disporre delle stanze del museo per costruire momenti di confronto e crescita culturale. Attualmente nessun museo in Sardegna sembra preoccuparsi davvero di questo.

  2. arrevexio ha detto:

    La struttura su carta è meravigliosa, l’intento turistico su carta è nobile ma all’atto pratico è ingenuo. Svuotare i musei attuali per riempirne un altro è assurdoquando si parla di decentralizzazione culturare e destagionalizzazione turistica; inoltre affiancare una collezione d’arte contemporanea che competa coi musei internazionali come se fosse la cosa più semplice del mondo sfiora il ridicolo. Sappiamo bene che, come altri luoghi nati per aggregare e acculturare, resterebbe un guscio vuoto, di rappresentanza, privo di contenuti e della vera forza dei luoghi cioè un pubblico.

  3. Daniele ha detto:

    Bah… sistemare allestimenti vari qua e là è sicuramente da fare ma non ha certo lo stesso appeal di una struttura che anche solo come contenitore farebbe una gran figura… E per attrarre turismo serve anche questo (vedi Valencia ormai identificata con la Ciudad de las Artes anche da chi non ci ha mai messo piede), oltre al fatto che il citato Museo Archeologico di Cagliari non ha spazi invitanti nè dentro nè fuori… Se il costo residuo è solo 40 milioni allora è più che opportuno ritirare fuori il progetto, anche in ottica di riqualificazione di quella periferia… Altrimenti continuiamo a cazzeggiare tirandocela sul fatto di avere questa e quella attrazione ma di rimanere comunque con le pezze al culo.

  4. andrea contursi ha detto:

    Sono d´accordo. perche´ non migliorare/ampliare le strutture mussali sul territorio e fare lavorare architetti giovani o professionisti locali a tanti piccoli progetti con un budget sostenibile visti i tempi?

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