raccontini

Scarpe…

“Quella sera avevo deciso di portare i tacchi più alti che avevo in casa.

Quelli quattordici, quelli che quando li indossi all’inizio ti sembra di barcollare, poi quando finalmente aggiusti il baricentro e trovi un equilibrio ti trasformano nella ragazza più splendida della serata, proprio lei che fa girare le teste quando entra nei locali, che si avvicina al bancone e ha già il suo cocktail pronto e già pagato da qualcuno. Questo è l’effetto che ti fa indossare un paio di scarpe del genere. E quella sera avevo bisogno di sentirmi così, troppo tempo avevo speso dietro a lui, troppe bugie digerite, troppi anni a sentirmi in disparte, a fare la fidanzata carina e insignificante e tradita. Avevo detto addio a lui e a quanto avevo creduto di costruire, non mi era rimasto niente di noi, in realtà. Ecco perchè quella sera il programma era uscita con amiche e voglia di lasciarmi andare e tacchi quattordici.

Mi ero guardata allo specchio prima di uscire, un ultimo controllo prima di mettere il cappotto. Nulla da dire, ero bellissima come non mi vedevo da tempo. E anche Claudia e Ale e Dani erano splendide, quella sera.

La musica, quella che  ti da alla testa, ritmi martellanti che ti creano la sensazione di non aver pensieri, di annullare tutte le sensazioni belle e brutte, di non dover lavorare lunedì mattina, di non aver ansie e preoccupazioni. La testa libera e il corpo che segue i bassi e la cassa e intorno a me loro, le mie amiche, il mio mondo.  Ero bellissima, ero libera finalmente. Potere dei tacchi quattordici.

Poi mi sono girata verso quegli occhi che mi fissavano da un’ora, sapevo che mi guardava, l’ho lasciato fare. Ho ricambiato il suo sguardo, l’ho graziato con un mezzo sorriso, poi un altro. Mi lasciavo osservare ma non volevo pensasse che ci poteva provare con me, volevo solo ballare quella sera, non avevo bisogno certo di un uomo. Poi l’ho guardato bene, bellissimo, statuario, ma poteva avere al massimo vent’anni, mi è venuto da sorridere, l’ho indicato a Claudia e abbiamo riso di lui, un ventenne che mi aspettava e mi fissava come se fossi l’unica ragazza lì dentro quella sera, non potevo crederci, ridevo di me e di lui allo stesso tempo. Non aveva nessuna speranza.

Quando ho realizzato che ci stavamo baciando sono arrossita come una teen ager col suo primo fidanzato. Io trentaquattro, lui venti, io impiegata modello in libera uscita con le amiche il sabato sera, lui ragazzo in cerca di avventure in discoteca di sabato. Non mi succedeva di baciare uno sconosciuto in un locale da quando avevo sedici anni.

Non avevo testa quella sera, ero solo splendida e libera e se riuscivo a conquistare un ragazzo così bello e giovane ero veramente in forma. Sempre potere dei tacchi quattordici.

Mi ha preso per mano e mi ha portato verso l’uscita, ho fatto in tempo solo a lanciare un’occhiata complice alle altre, quella notte sarei stata con lui. Giusto il tempo di avvisare gli amici, si è allontanato un minuto per parlare con loro, faceva freddo ma era una notte splendida, guardavo la pioggia e la luna e già pensavo che lo avrei portato a casa, o forse sarei andata io da lui. Era bellissimo. Freddo, brividi, pioggia. Improvvisamente un crampo allo stomaco, lui era a cinque metri da me, parlava coi suoi, di spalle, brividi ancora, un dolore raggelante dentro. Ho fatto in tempo a arrivare al parcheggio, in ginocchio dietro una macchina ho lasciato le quattro caipiroska che avevo in corpo.

Congestione la chiamano. Un banalissimo, volgare colpo di freddo. Vedevo da lontano che mi cercava, guardava ovunque per capire dove fossi, è tornato dentro, le mie amiche gli hanno detto che non sapevano dove fossi, è uscito ancora, ha guardato dappertutto ma non dietro la macchina, ero nascosta troppo bene. Non doveva vedermi in quello stato, ho aspettato che andasse via dal locale, la delusione nel suo sguardo, poi sono uscita dal mio nascondiglio, ho chiamato Claudia, Ale, Dani, sono tornata a casa.

Così è finita quella sera. Potere dei tacchi quattordici”.

storia liberamente ispirata a fatti realmente accaduti…

commenti
  1. R. ha detto:

    equazione: 34 gli anni tuoi –
    20 gli anni suoi =
    14 l’altezza dei tacchi.
    ciò che conta è quello che uno vede.
    🙂

  2. Silvia ha detto:

    Mi è piaciuto tanto….mi sono rivista anche io almeno per quanto riguarda il potere di un tacco per sentirmi meglio. Lo sforzo nell’uscire di casa, violentandomi per non ferire le amiche o amici che avevano ragione a volermi fuori casa. I tacchi, mi davano modo di credere che potevo davvero stare meglio!!!! Il potere di sentirmi di nuovo mia…di abbracciarmi ancora e sentirmi bella senza che nessun altro, goffamente e falsamente, me lo dicesse.
    Mi piace questo pezzo…:)

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